Comunicazione e Salute 2.0: le sfide del web e delle nuove tecnologie in sanità

Continua, da diversi anni, la collaborazione tra il nostro Corso di Laurea Com.pass, l’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta regionale Emilia-Romagna e Fondazione Pubblicità Progresso, che, ieri, 3 ottobre 2013, hanno organizzato la quinta giornata di formazione dedicata a chi opera nella comunicazione in sanità. L’affrescata Aula Poeti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna ha ospitato esperti di diversi settori, dalla sanità, all’informatica e alla comunicazione, per parlare delle modalità e delle strategie di comunicazione in sanità, delle sfide in un contesto di cambiamento della società e di evoluzione delle tecnologie, guardando sia all’Italia che all’estero

Roberto Franchini, Direttore dell’Agenzia informazione e ufficio stampa della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, dà il benvenuto e passa la parola al Professor Fabio Giusberti, Direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, che accoglie i partecipanti ed evidenzia come “le scienze sociali saranno sempre più sfidate nella capacità e possibilità di presentare soluzioni ai problemi”.

Di grande interesse l’intervento della Professoressa Pina Lalli , che ha sottolineato come giornate di questo tipo rappresentino un’occasione importante per noi studenti del Com.Pass. La Professoressa, partendo da una riflessione di scenario sul frequente uso di Google e dei Social Media da parte dei pazienti per fare ricerche sulla salute e rintracciare possibili diagnosi (ancor prima di recarsi dai medici), motiva l’esistenza di una sorta di Dottor Google che si affianca a un Dottor Social. Pina Lalli lancia alcune domande e apre piste di riflessione riguardo alle competenze necessarie per evitare che questi approcci diventino un problema: “non farsi prendere dal vortice delle innovazioni, valorizzare le reciproche relazioni, alfabetizzazione e condivisione di conoscenze” che medici, pazienti e famiglie ogni giorno apprendono.

In seguito, Alberto Colaiacomo, Responsabile Comunicazione della Caritas di Roma, presenta un quadro generale dell’immigrazione in Italia, del cambiamento in atto in questo fenomeno e di come, di conseguenza, cambia la comunicazione. Colaiacomo cita una ricerca dell’Università di Roma per raccontare come i media trattano il tema dell’immigrazione e come, nella maggior parte dei casi, se ne parli nella cronaca nera o per la paura di alcune epidemie: “spesso la stessa comunicazione crea allarmismi infondati”.

Che ruolo occupa la salute nell’agenda dei telegiornali italiani ed europei? Ne parla Stefano Mosti, Presidente dell’Osservatorio di Pavia. Nei TG di prima serata, il 18% delle notizie riguarda comunicazione sulla salute, patologie e relative cure. Inoltre le notizie di salute vanno a occupare il 2% delle notizie ansiogene, ciò ha contribuito a rendere l’insicurezza un elemento comune della nostra quotidianità.

I Telegiornali affrontano spesso con tragicità irreale i temi di salute mentre, paradossalmente, le fiction televisive e i New Media hanno un approccio più profondo al tema, la drammaticità c’è ma è più verosimile e non inquietante. Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, sottolinea la differenza tra l’informazione ansiogena dei TG e lo stile usato nella fiction e fa riferimento all’esempio del tema della donazione di organi presentando un breve video che racchiude scene di fiction italiane e americane.

Dell’aspetto normativo, invece, si occupa Vincenzo Guggino, segretario generale IAP, che descrive come la pubblicità commerciale si occupi di salute. Riferendosi al Sistema autodisciplinare, alle normative comunitarie e nazionali sull’autodisciplina pubblicitaria, mostra alcuni casi di pubblicità commerciali sanzionate per l’uso improprio di promesse e speranze di salute.

Il pomeriggio, principalmente dedicato alle sfide delle nuove tecnologie applicate alla salute, si apre con una panoramica a livello internazionale, con l’interessante video-intervento di Régis Barondeau consulente e formatore per molti servizi socio sanitari del Québec e social media specialist.
Barondeau parla dell’approccio che alcuni servizi sanitari del Québec hanno con le nuove tecnologie e i social media e propone alcuni esempi di successo. Evidenzia tre criticità: la presenza degli organismi socio-sanitari sui social è spesso nata per isomorfismo mimetico (imitare organizzazioni di successo), le pratiche d’uso impiegano oltrepassati modelli di comunicazione da uno a molti e il monitoraggio dei risultati è incentrato soltanto sui numeri e non sulla qualità delle comunicazioni e interazioni realizzate. Ascoltare le interazioni sui social media e i pazienti, parlare e diffondere conoscenze, motivare persone influenti o pazienti a raccontare ad altri delle loro esperienze, supportare chi intende partecipare e sostenere le organizzazioni e, soprattutto, integrare i cittadini e i pazienti nel processo creativo dell’organizzazione: sono cinque principali obiettivi negli usi esterni delle nuove tecnologie social per le organizzazioni sanitarie.

È la volta di Fabio Renzi, Direttore innovazione tecnica IBM Italia, che descrive i passi fatti dalle nuove tecnologie per creare strumenti tecnologici di ausilio nell’individuazione di problematiche di salute e nella scelta dei trattamenti. Watson, “l’intelligenza artificiale al servizio della sanità” creata da IBM è in grado, non solo di recepire informazioni ma di comprenderle, di analizzare casi clinici e fare diagnosi.

Sempre in tema di tecnologie informatiche a supporto di terapie, l’Ingegner Matteo Valoriani parla di “Fifthelement”, un’applicazione che prova a dare una risposta tecnologica alle esigenze di bambini affetti da autismo e delle loro famiglie. L’applicazione e i giochi sono sempre personalizzabili, mantenendo centrale la figura del terapista. Un esempio, quindi, di come le nuove tecnologie possano davvero migliorare vita delle persone.

La giornata si chiude con un’ultima riflessione, lanciata da Roberto Franchini: “le tecnologie creano nuove disuguaglianze o sono abilitanti, socialmente utili e funzionali all’obiettivo?”, Maria Lazzarato, Direttrice generale dell’Azienda USL di Imola ribadisce l’importanza della formazione degli operatori e dei pazienti per l’uso delle tecnologie. Infine, Pina Lalli ricorda che la tecnologia non deve muoversi per conto proprio, ma è prodotta dal contesto sociale e dev’essere usata come strumento di questo. “Se la società è per costituzione disuguale, chi è ai vertici non deve strumentalizzare le tecnologie” ma è la società che dovrà renderne più o meno possibile l’utilizzo e l’utilità come strumenti di collaborazione e contatto tra le persone.

Franchini saluta i partecipanti manifestando la speranza che l’incontro abbia lasciato a tutti spunti, informazioni e riflessioni interessanti. Infatti, già durante la giornata, c’è stata una notevole partecipazione anche su Twitter. A metà mattinata l’hashtag #nuovasalute era in quinta posizione nei trend topic in Italia. Proprio da Twitter sono arrivate domande per alcuni relatori e commenti, a partire dai tanti spunti di riflessione emersi.
In tanti gli operatori che hanno raggiunto Bologna da altre città e regioni italiane. Gli interventi sono stati trasmessi in streaming e sono visibili sul sito web di Pubblicità Progresso. Presto anche tutti i materiali presentati saranno resi disponibili sul portale della Regione Emilia-Romagna.

(Silvia Lomuscio)

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