Pubblicità e stereotipi: liberiamo l’infanzia dai modelli sbagliati

Un appello per rimuovere una pubblicità sessista sugli autobus di Bologna, lanciato da G.i.u.l.i.a Emilia Romagna ha riaperto il dibattito attorno agli stereotipi in pubblicità. Dal 2009 Bologna appartiene alla lista dei comuni che hanno aderito alla moratoria delle pubblicità lesive della dignità della donna lanciata nell’ambito del progetto UDI “Città libere dalla pubblicità offensiva”.

La pubblicità incriminata appartiene ad una ditta proprietaria di alcune piscine in città e ritrae una bambina su una sdraio, gambe accavallate, rossetto, occhiali da sole, che beve un drink, insomma, viene ritratta in un atteggiamento stereotipato: una donnina ammiccante. Un annuncio stampa come purtroppo se ne vedono tanto in giro, in cui bambine anche molto piccole sono conciate come donne adulte e ritratte in pose per niente adatte alla loro età. 
Purtroppo in Italia, in fatto di stereotipi siamo ancora molto indietro e troppo poco si parla ancora dei brand che continuano a proporre ragazzine ammiccanti in atteggiamenti, situazioni e pose assolutamente inadatte. Negli ultimi due anni il dibattito attorno a questo argomento si è molto scaldato ma nonostante le varie denunce da mondo della rete, da parte di moltissimi blog che si occupano di diritti delle donne e moltissime persone che si occupano di questo tema, le campagne pubblicitarie e gli annunci stampa di questo genere sono aumentate anziché diminuite.

La pubblicità incriminata.

La pubblicità incriminata.

L’ultimo caso di denuncia è di qualche settimana fa: il blog Un altro genere di comunicazione, ha segnalato l’ultimo spot promozionale Sisley per la collezione estiva per bambini: stesso problema, ragazzini che si atteggiano ad adulti, pose da playboy per i maschi e da pin Up per le ragazzine.
Oggi in Italia sono molti i blog ed i personaggi famosi che portano avanti battaglie contro gli stereotipi che, a ben vedere, non riguardano solo il genere femminile ma anche quello maschile. Se da una parte il genere femminile viene denigrato ogni volta che in uno spot appare una donna-oggetto (e non solo), dall’altra uomini sempre più perfetti affollano gli spot pubblicitari e gli annunci stampa di qualsiasi prodotto. Questa cosa è stato a lungo un problema che non riguardava i più piccoli ma ora piano a piano sta prendendo piede uno stile di comunicazione pericoloso che propone immagini sbagliate anche per i bambini.

Qual è il problema di fondo? Una cultura sbagliata nella quale siamo precipitati.

Colpa dei mass media? Più che altro si, ma siamo noi a dover prendere coscienza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. La pubblicità riflette la realtà? Non sempre: la realtà è variegata come lo è il genere umano, ma c’è un mondo in cui questa varietà non è contemplata e uomini e donne sono modelli quasi simili di esseri che aspirano alla perfezione: nessun difetto, nessun particolare. Il mondo pubblicitario spesso è questo: omologazione dei corpi e dei generi e, se prima questa era una prerogativa degli spot con protagonisti adulti, man mano sta infettando anche le pubblicità destinate ai più piccoli. 

Il discorso sembra andare troppo lontano? Secondo me no. Pubblicità sessiste e piene di stereotipi, che siano sugli adulti o ancor peggio sui bambini, riflettono una cultura malata, che genera e perpetua idee errate e le trasmette alle nuove generazioni.

Se un adulto può provare delusione per se stesso confrontandosi con gli uomini plastificati degli spot pubblicitari, figuriamoci una bambina, che non ha ancora gli strumenti adeguati per decifrare la realtà, che confronta se stessa con un mondo (quello pubblicitario) fatto solo di coetanee bellissime, magre, dalle labbra carnose, truccate e con i boccoli.
Quello degli stereotipi in pubblicità è un caso aperto che fa discutere molto: cosa si può fare per cambiare le cose? Informarsi, parlarne, segnalare le pubblicità sessiste può essere già un inizio, la rete può giocare un ruolo importante in questo senso.
Ma la cosa più importante è come scegliamo giorno per giorno di affrontare la rappresentazione di noi stessi da parte dei mass media: facendo finta di non vedere/sentire o prendendo coscienza del fatto che i mass media sono portatori di immagini ideologiche  della realtà e cercare quindi di fare qualcosa per cambiare la situazione?

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