Odio, violenza e web: blogger e istituzioni alla Camera per parlare di violenza online

Poco più di una settimana fa, l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istambul che condanna tutti gli atti di violenza di natura fisica, sessuale e psicologica, la coercizione, la privazione arbitraria della libertà, le minacce contro le donne. Oggi, la Presidente della Camera Laura Boldrini, ha posto l’attenzione su un altro aspetto della violenza, quella che passa e si diffonde attraverso il web. La Boldrini ha annunciato che lunedì 10 giugno, a Montecitorio, si terrà il seminario: “Parole libere o parole d’odio? Prevenzione della violenza online”. La giornata, cui prenderanno parte rappresentanti delle Istituzioni, del Consiglio d’Europa e del mondo dei social media, concentrerà l’attenzione sui fenomeni di incitamento all’odio e alla violenza nella loro diffusione sul web. Stereotipi e meccanismi discriminatori che possono propagarsi on line e determinare abusi e violazioni dei diritti umani, una riflessione che, come comunicatori, può interessarci molto.

Il seminario sulla prevenzione della violenza online, seguibile su Twitter con l’hashtag ufficiale #nohatespeech della campagna del Consiglio d’Europa, sarà trasmesso sulla Web TV della Camera in diretta streaming. Interverranno: il professor Stefano Rodotà, il ministro delle Pari Opportunità Josefa Idem, il Vice-Segretario del Consiglio d’Europa Gabriella Battaini-Dragoni. Parteciperanno anche: Raffaella Milano di Save the Children Italia, Elisabeth Linder per Europe-Facebook, e Giorgia Abeltino per Google Italia. Il moderatore del dibattito, che vedrà il confronto tra blogger, giornalisti e operatori del settore, sarà il direttore de Il Post, Luca Sofri.
L’evento si accosta alla campagna del Consiglio d’Europa No Hate Speech, che fa parte del progetto Young People Combating Hate Speech Online, che dal 2012 promuove l’uguaglianza, la dignità, i diritti umani e delle diversità. Attraverso la sensibilizzazione, l’advocacy, e la ricerca di soluzioni creative, No Hate Speech non intende limitare la libertà di espressione online, ma si schiera contro tutte le comunicazioni di violenza, in tutte le sue forme, spesso diffuse e amplificate attraverso il web. Il seminario di Montecitorio ospiterà le testimonianze di alcune vittime dell’odio sul web e discuterà diverse proposte su come combattere l’incitamento all’odio online, anche attraverso l’educazione ai diritti umani, la partecipazione e l’alfabetizzazione mediatica.

Noi studenti di comunicazione parliamo e scriviamo spesso riguardo ai social network, alle interazioni online, al potere virale degli strumenti del web 2.0 e, soprattutto, ci impegniamo per promuoverne l’utilizzo e i vantaggi. Quando, qualche ora fa, ho letto il tweet di Laura Boldrini che annunciava il tema del seminario, mi sono trovata a riflettere, cambiando punto di vista, pensando al possibile rovescio della medaglia delle interazioni online e alla natura dei loro effetti. Il potere di propagazione dei contenuti attraverso il web è sconfinato. Tanto quanto un tema coinvolgente, o d’interesse, suscita condivisioni su condivisioni, così un contenuto dalla forza violenta o criminale rischia di innescare una catena d’odio che è difficile spezzare.

no-hate-speech-violenza

No Hate Speech ha dato il via a un vero e proprio movimento, appoggiandosi a una piattaforma online e a un database su cui tutti possono segnalare o linkare qualsiasi contenuto violento o discriminatorio presente sul web. Sono strumenti di monitoraggio e intendono ridurre i livelli d’accettazione dei linguaggi che, come dichiara il Consiglio d’Europa, diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio e la violenza razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di odio basate sull’intolleranza.

Il web e i social network sono, però, anche un importante strumento per la libertà, l’emancipazione, la socializzazione e l’arricchimento culturale, e non costituiscono , di per sé, un pericolo per la difesa dei diritti umani. Il web offre spazi di partecipazione che devono essere sfruttati per creare contatto, scambio e crescita, collaborazione, e favorire la democrazia. In tema di violenza diffusa attraverso il web, qualche settimana fa Laura Boldrini diceva: “Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in rete rispetto a quel che succede per strada”. Si è parlato di norme e legislazione penale per espressioni di violenza online.

Come fare per evitare che sui social media e nel web si propaghi così potentemente la violenza? Servono leggi o si tratta di cambiare la cultura, l’educazione ai diritti e l’alfabetizzazione mediatica delle persone?
Pensiamoci.

(Silvia Lomuscio)

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2 pensieri su “Odio, violenza e web: blogger e istituzioni alla Camera per parlare di violenza online

  1. l’intervento delle norme penali senza una azione culturale sarebbe alquanto inefficace, se non addirittura controproducente ,la sola repressione non ha mai condotto a nulla. il diritto penale è extrema ratio non unica ratio. E non dimentichiamo che il fine della pena deve essere comunque rieducativo(art. 27, co.3 Cost.)

    • Sicuramente agire sulla cultura delle persone è fondamentale, anche promuovere un uso del web e dei social media come strumenti attivi di democrazia e uguaglianza. Grazie per il commento!

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