Libri di testo in formato digitale: gli editori frenano e fanno ricorso contro il decreto Profumo

Il processo di digitalizzazione della scuola previsto, in linea con le direttive europee, rappresenta uno dei grandi temi caldi dell’applicazione dell’agenda digitale nel nostro Paese. In tale ambito è intervenuto il decreto Profumo, firmato lo scorso mese di marzo dell’ex Ministro dell’Istruzione, che obbliga le scuole italiane ad adottare, a partire dall’ anno scolastico 2014-2015, solo manuali in versione digitale. Pur consentendo ancora, in una prima fase, anche l’utilizzo misto, si è aperta nella scuola l’era dell’apprendimento digitale.


E’ evidente a tutti che il nostro Paese deve affrettarsi ad investire nell‘istruzione, nella ricerca e nello sviluppo delle nuove tecnologie per non rendere incolmabile il gap nei confronti di altri paesi che stanno uscendo dalla crisi proprio puntando e, soprattutto, investendo nella cultura e nella formazione. Il decreto Profumo, nonostante ciò, ha scatenato una pesante polemica e un dibattito molto acceso.

L’Associazione Italiana Editori (AEI) ha trascinato, infatti, il Ministero dell’Istruzione davanti alla Giustizia Amministrativa con l’accusa di aver predisposto una politica di digitalizzazione nel mondo della scuola troppo accelerata e che non tiene conto delle carenze infrastrutturali delle scuole. Le critiche evidenziano alcune reali difficoltà ma, forse, le motivazioni che hanno portato gli editori italiani a presentare questo ricorso sono più che altro interessi privati e di categoria tra cui, per prima,  la preoccupazione di pesanti ripercussioni economiche che il libro digitale potrebbe creare a danno dell’intera filiera del libro cartaceo data dall’esigenza di contenimento dei prezzi.

In tutta risposta , l’Associazione dei Professionisti del Web (IWA) reagisce al ricorso degli editori sui libri digitali con una forte protesta, manifestando a sostegno del decreto Profumo e invitando genitori e associazioni a presentare una diffida formale nei confronti di editori e docenti riguardo ‘’l’affido di testi cartacei rispetto a reali testi digitali’’(non versioni PDF di file di stampa o versione chiuse in pacchetti software che non consentono il riuso dei testi a scopo formativo).

 Ora, si tratta di aspettare il pronunciamento del  TAR  e , mentre il mondo corre veloce verso il digitale, l’Italia rischia di impantanarsi in lungaggini burocratiche che nulla hanno a che vedere con l’esigenza di migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, da cui dipendono la preparazione delle future generazioni e future classi dirigenti del nostro Paese.

L’innovazione parte proprio dalla scuola e, nella scuola,  deve trovare compimento in tempi in cui si parla tanto di agenda digitale e nel cui progetto europeo il nostro paese ricopre una posizione particolarmente arretrata. Il digitale deve essere per tutti e, dunque,  l’impegno dev’essere quello di portare tutti i giovani a essere cittadini di domani, con una competenza e una preparazione dal punto di vista delle tecnologie digitali degne di un Paese moderno.

Aspettare, quindi, non rappresenta certo la soluzione migliore. Il nostro Paese ha bisogno di compiere passi in avanti e di guardare al futuro,  fare un salto culturale , adeguarsi e accompagnare la scuola verso l’ormai inevitabile ed auspicabile rivoluzione digitale.

(Anna Campeggi)

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