Semiotica sul web: si può fare?

Si può fare semiotica sul web? A sentire le ragioni che hanno spinto i ragazzi di SemioBO ad aprire un blog sulla semiotica sembra proprio di si.Quando ho conosciuto Anna Loscalzo ed Antonio Laurino, due dei sette autori di SemioBO, e mi hanno raccontato per filo e per segno com’è nata l’idea di fare semiotica sul web sono rimasta affascinata, non tanto per l’apertura di un blog, quanto per quella loro voglia di fare qualcosa per cambiare le cose. In Italia sono pochissimi i siti che parlano di semiotica e molti lo fanno in maniera pesante e poco comprensibile. I 7 studenti che mandano avanti questo sito provengono da città ed ambiti diversi ma sembrano tutti accomunati da una sola mission: si può fare semiotica in maniera semplice ed efficace, e soprattutto, la si può fare sul web. Semiotica-semiobo-logoHo intervistato Anna ed Antonio per capire a fondo le dinamiche che hanno portato questi nostri colleghi ad avviare questo progetto, per certi versi simile a quello che portiamo avanti noi su questo blog.

Lo sforzo apprezzabile di SemioBo è proprio quello di parlare di semiotica “anche con chi non sa cosa sia un’isotopia”; apprezzabile perché per dei comunicatori come noi, la semiotica è la base della comprensione delle cose e tutti potrebbero ricavare benefici avvicinandosi e questa materia e, perché no, provando a praticarla. D’altronde questa materia potrebbe servirci se un giorno ci dovessimo occupare di personal branding, brand reputation ed in generale di comunicazione sui social media. In che modo? L’ho chiesto a loro…

Ciao Ragazzi!
Ciao Licia.

La prima domanda non può che essere: com’è nata l’idea di aprire questo blog?
Antonio: diciamo che l’idea era nell’aria da un po’. Già durante il primo anno di corso, sentivamo l’esigenza di uno spazio in cui provare ad applicare gli strumenti appresi a lezione. Una sorta di palestra, dove fare un po’ di sana pratica analitica, magari soffermandoci su oggetti che ci interessavano particolarmente. Così, quando durante il Laboratorio di scrittura tenuto dalla prof.ssa Giovanna Cosenza e il dottor Yahis Martari, ci è stato proposto di mettere su un blog, non ce lo siamo fatti ripetere due volte. Oggi SemioBo è interamente gestito da noi studenti e ospita articoli di aspiranti semiotici non solo bolognesi.

Mi dite che cos’è la semiotica?
Anna: Domanda impegnativa. Provo a risponderti in due modi. La Semiotica è la disciplina che studia i processi di significazione che stanno alla base di qualsiasi atto di comunicazione. Le sue radici affondano nella filosofia, nella linguistica e nell’antropologia. Tutto questo per me si traduce in un’attitudine, un modo di guardare la realtà e quindi di interpretarla. La semiotica è cercare di comprendere non solo che significato ha una cosa, ma come le cose significano per noi.

Secondo voi, la semiotica è elitaria?
Anna: Non si può certo dire che la semiotica sia conosciuta ai più: almeno in Italia siamo in pochi a studiarla e praticarla. Ma questo non vuol dire che sia una disciplina per pochi eletti o, peggio, che non abbia nessuna aderenza alla realtà e dunque nessuna utilità. Nel nostro piccolo, con SemioBo, vorremmo proprio provare a sfatare questi pregiudizi: utilizziamo la semiotica nella vita di tutti i giorni, su oggetti concreti e limitiamo il più possibile il semiotichese, ossia il linguaggio tecnico spesso decisamente criptico. Vorremmo parlare di semiotica anche con chi non sa che cos’è un’isotopia.

La semiotica è uno dei pilastri fondamentali per chi fa comunicazione. Mi spiegate, ad esempio, per una persona che lavora con i social media, come può essere utile?
Antonio: Un’analisi semiotica punta ad aumentare il grado di intellegibilità dell’oggetto su cui si concentra. Grazie a un solido apparato teorico e ai suoi strumenti analitici, la semiotica può aiutare a comprendere una realtà complessa e multiforme come quella dei Social Media. Non a caso, negli ultimi anni, è nata anche una branca disciplinare specifica, chiamata Semiotica dei Nuovi Media. Un piccolo esempio? Mettendo in luce valori profondi, strutture discorsive e forme di interazione, questa disciplina può tornare molto utile nella costruzione e gestione di un’identità coerente e distintiva sul web. Sia nel caso di un’azienda, sia nell’ottica del personal branding.

Attualmente conto circa 4 blog famosi in Italia che parlano veramente di semiotica: sicuramente ce ne sarà qualcun altro ma nonostante ciò l’impressione è che il numero sia davvero esiguo; questo dipende dal fatto che il web non è uno strumento adatto a veicolare questo tipo di contenuti o dipende dal fatto che in pochi, effettivamente, credono che si possa fare semiotica sul web?
Anna: Quattro? Addirittura? Allora dopo ci dai gli indirizzi! Scherzi a parte, purtroppo sono in molti a credere che non si possa fare semiotica fuori dalle aule universitarie. Anzi, diciamo pure che la maggior parte dei nostri colleghi studenti non vede l’ora di lasciarcela in quelle aule! Da questo punto di vista, il web può essere un valido strumento per migliorare la reputazione di questa disciplina. È ovvio che online ci sia spazio anche per la semiotica, ma resta da capire in che modo questo spazio vada ritagliato. Abbiamo pensato che fosse il momento giusto per proporre un punto di vista semiotico sull’attualità e su argomenti, temi e personaggi conosciuti: ultimamente abbiamo scritto di Benedetta Parodi, delle bolle di sapone, del Femen e di Pinuccio il faccendiere. E giuro che qualcuno ci ha letto!

Siete stati chiari e precisi…Voglio salutarvi con una domanda personale: ma voi, quante fiabe di magia russa conoscete?
Antonio & Anna: Tutte, avendo letto Propp. Nessuna, perché ci è bastato lui!

(licia giglio)

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