Social network & food: è un problema se scatto?

Food & social network è stato l’argomento al centro del dibattito avvenuto a Bologna sabato 18 maggio durante l’evento #FoodTTT: a tavola (non) si twitta! promosso dall’associazione no profit SocialabTTT. Sabato 18 maggio l’appuntamento era nella sede dell’Associazione Fuori moda, l’argomento: il legame fra Food e Social network.
Alla guida del dibattito il relatore Francesco Russo, esperto di social media; gli ospiti sono stati Francesco Gonzales, food blogger su SpadelliamoInsieme?, le chef gourmet vegane Sara Balestri e Cristina Francia e la chef vegana autrice di libri sul veganesimo nonchè food blogger Alice Savorelli.

social_network_food_instagramDurante l’evento sono state sviscerate alcune delle questioni più importanti legate al tema: primo fra tutti il cambiamento del rapporto con il cibo, avvenuto con la proliferazione di social network, applicazioni per mobile etc. E’ innegabile che ormai, grazie soprattutto agli smartphone e ad applicazioni accattivanti tipo Instagram, la moda di fotografare ciò che si mangia e postarlo sui social network è all’ordine del giorno. Fotografiamo un pasto dall’aspetto particolarmente accattivante, il mojto con gli amici, le colazioni negli alberghi.
Il passaggio dalla moda all’ossessione è breve. Non solo food blogger che condividono sui social network quindi, ma tutti prima o poi hanno fotografato quello che avevano davanti a tavola e molti di questi lo fanno ossessivamente. Cosa ha portato con sé tutto questo? Se da una parte a New York gli chef dei migliori ristoranti  hanno espresso il divieto della photography to food, dall’altra abbiamo giornali italiani che creano problematiche avvalendosi dei risultati dell’ennesima ricerca condotta da chissà quale università, ricerche che vengono lette, viene estrapolato il risultato critico, viene decontestualizzato e riproposto sotto forma di articolo allarmistico. Uno degli esempi più lampanti, un recente articolo apparso su Repubblica nel quale si afferma che chi fotografa il cibo e condivide lo scatto sui social network è più propenso ad avere disordini alimentari.
Figuriamoci.
social_network_food_instagramIl mio parere personale è che diffondere questo tipo di notizie sui giornali sia solo un meschino tentativo di allarmare la gente e (ancora una volta) gettare dubbi sui social network che in Italia vengono visti ancora con una prevalente accezione negativa.
Cosa dovremmo dire dei food blogger, per esempio? Quelli che fotografano ogni cosa che mangiano? Bisognerebbe psicoanalizzarli tutti per capire che tipo di problemi hanno? Ma dai.
Di articoli come quello di Repubblica ne escono tutti i giorni: certo bisogna saper distinguere quelli più credibili da quelli meno credibili. Quelli meno credibili ad esempio sono quelli che passano dalla moda alla patologia senza spiegarti per bene il perché ed il per come. Articoli nei quali si parla sì dei problemi legati ai social network ma sempre col condizionale: niente di certo, niente di provato, solo supposizioni e tanti forse.
Bisogna scendere coi piedi per terra e vedere le cose per quello che sono, i social network nascono per condividere e collegare: se c’è una moda che impazza ed è quella di fotografare del cibo e metterlo in rete e i quotidiani operano sempre per far passare la condivisione come una patologia, dobbiamo porci il problema e credere che siamo tutti un po’ matti?

(licia giglio)

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